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    Festa di sguardi

    Un anno in cammino con l’Evangelista Luca

     

    Ascoltare il Vangelo è sempre una grande festa, un’opportunità di crescita, di confronto con una Parola “altra” dalla mia, inaspettata e gravida di “domande a sorpresa”. La Parola di Dio ha il dono di farci uscire dalla soggettività: troppo spesso i nostri “dialoghi spirituali”, le nostre conversazioni con educatori e animatori, partono dai “fatti”, dal problema contingente: una relazione mal riuscita, un impegno portato avanti con difficoltà, un progetto a cui si fatica a dire un sì o un no deciso.

     

    Troppo spesso tutta questa soggettività non ci permette di crescere. È chiaro che la nostra vita è fatta di eventi e questi, comunque non possono essere messi ai margini a fronte di teorie o principi, ma è anche vero che abbiamo bisogno anche di elementi di rottura, di stimoli forti che siano capaci di gettare luce nei chiaro scuro della nostra vita. Per un credente questo è il ruolo della Parola di Dio: far uscire la nostra vita dal semplice soggettivismo, aprendo il confronto verso l’oggettivo. La Parola di Dio è oggettiva ma nello stesso tempo varia perché è fatta da molteplici declinazioni. La Bibbia, infatti, si declina in diverse storie, non è un masso monolitico, ma è la narrazione della relazione di Dio con il suo popolo nel susseguirsi degli anni e degli eventi sino alla Rivelazione piena di Dio in Gesù Cristo.

    Questa ricchezza viene mediata dalla ciclicità dell’anno liturgico. Sappiamo, infatti, che di Domenica in Domenica il Vangelo non viene proclamato casualmente, ma segue un percorso ciclico suddiviso in tre anni, dove nell’anno A leggiamo il Vangelo di Matteo, nell’anno B quello di Marco e in quello C il Vangelo di Luca. Noi, quest’anno, a partire dalla prima domenica d’Avvento ci troveremo nell’anno C.

    Questa ciclicità ispira anche il percorso di PG che ogni anno portiamo avanti attraverso i diversi eventi che proponiamo ai giovani della nostra Diocesi. Meditando il Vangelo di Luca ci siamo accorti che per venti volte, l’Evangelista medico, utilizza immagini legate alla vista e al vedere, narrando, in modo particolare, gli sguardi reciproci tra Gesù e gli uomini e le donne che incrociano il suo cammino.

    Certamente c’è un gioco di sguardi spirituali tra Maria e l’angelo che annuncia la buona notizia della venuta di Gesù e ci sono certamente degli sguardi profondi tra lei ed Elisabetta sua cugina tanto da far prorompere Maria nel canto del Magnificat. Pensiamo allo sguardo di Gesù che si sofferma sulle barche inoperose di Pietro e dei suoi amici… esse sono ferme, comunicano al Maestro la fatica del lavoro non portato a termine… Gesù donerà loro la possibilità di essere pescatori di uomini (Lc 5, 2ss). Lo sguardo di Gesù si posa su Levi Matteo, tutto intento a riscuotere le tasse; quello sguardo renderà l’esattore, la penna di Dio (Lc 5, 27). Sono di diversa intensità ed efficacia gli sguardi che si posano sul samaritano incappato nei briganti: sguardi di indifferenza, di disprezzo e infine di compassione (Lc 10,31-33). Particolarmente commuovente è lo sguardo del Padre misericordioso della parabola; quando il figlio era ancora lontano lo vede e questa vista attiva le gambe stanche dal dispiacere e dall’età per correre incontro a quel figlio ritrovato (Lc 15,20). È uno sguardo di misericordia quello che si posa su Zaccheo, arrampicato sul sicomoro, desideroso di vedere Gesù, ma anche schiacciato dalla paura dell’essere giudicato. Gesù sollevando lo sguardo verso di lui, lo riabilita, gli permette di essere in comunione (Lc,19,5). È uno sguardo amaro, quello che Luca registra nel cortile del sommo sacerdote nella notte del processo. Pietro per tre volte rinnega Gesù, e il canto del gallo corrisponde allo sguardo di Gesù che da lontano si posa sul capo dei discepoli… a partire da questo sguardo Pietro avvierà il suo cammino di conversione (Lc 22,61).

    Nel Vangelo di Luca si narra proprio una grande “Festa di sguardi”, dove le emozioni si incanalano per creare vita, aprire prospettive, far vivere esperienze di “sì” generosi e fecondi. È questa festa di sguardi che desideriamo meditare e celebrare quest’anno, certi che prima di tutto possiamo purificare i nostri per renderci sempre “occhi” di chi ha “occhio” per noi!

     
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