L’assaggio dell’inizio di un nuovo anno pastorale mi fa sentire il sapore forte dell’accoglienza di nuove sfide. Un nuovo anno si apre ogni volta con punti interrogativi vecchi e nuovi, con storie non concluse, con cammini che l’estate e il clima vacanziero non hanno interrotto.
C’è però chi è finito in stanby, tanto che i volti di non pochi ragazzi in questo periodo sono tutto un programma: in essi si legge smarrimento, stanchezza, fatica, difficoltà a iniziare un nuovo anno dopo aver chiuso il precendente annegando nelle incertezze e inciampando nelle difficoltà. La vita di ciascuno comunque è andata avanti forse allietata da qualche tuffo, o corroborata dalle esperienze estive quali campi scuola o gesti di solidarietà come quelli che alcuni hanno fatto in Abruzzo.Uno, due, tre, via… dopo tutto questo riprendiamo l’anno; credo che i cammini personali, di gruppo, delle nostre comunità parrocchiali… tutto necessiti di due piccole parole: solidi e solidali. La solidità richiama la saldezza del costruire la casa (la nostra vita, le scelte che compiamo) sulla roccia, che non è, se non a livello superficiale, la comunità-chiesa, non è l’associazione o i movimenti, non è il servizio di pastorale giovanile, ma è Cristo e la sua Parola. Solo Lui può essere la roccia su cui scommettere la nostra vita, investire le nostre energie, cercare e trovare la nostra vocazione. Allora mi chiedo: veramente sto costruendo la casa della mia vita sulla roccia? Sto comprendendo bene ciò su cui scommettere tutto, oppure sto confondendo gli strumenti di lavoro (il mio gruppo, la mia parrocchia…) con le fondamenta? C’è certamente un riscontro che possiamo fare immediatamente per poter rispondere a questa domanda: analizzarci nella verità, confrontarci con chi non ce la manda a dire e capire dove, nella nostra vita, si annidano delle sacche di rigidità. La rigidità è quella caratteristica che rivela come in alcuni ambiti specifici stiamo assumendo delle posizioni imprescindibili su questioni molto marginali. Questo atteggiamento investe tutti gli ambiti della nostra vita: il rapporto con il nostro corpo, le relazioni, l’impegno nello studio e nel lavoro, la vita ecclesiale. Quando una cosa che non sia Dio assume un ruolo assoluto… lì ci stiamo irrigidendo e quindi stiamo costruendo la nostra casa sulla sabbia.Ciò che si coniuga meglio con la solidità è la solidarietà. Con essa ognuno di noi impara, sulla propria pelle, la dura legge del dialogo, si predispone ad andare comunque e sempre incontro all’altro, decide di guardare in faccia il prossimo per percepirlo come fratello e non come nemico o antagonista. Chi è solidale non è complice ma ama; per questo riesce a prendere le distanze quando l’amato sbaglia e assume atteggiamenti di conflitto e di chiusura al dialogo. È solidale chi non si omologa, chi è schietto, chi non si nasconde dietro le chiacchiere, ma sa essere vero, anche quando questo vuol dire restar soli.Mi piacerebbe tanto che quest’anno fosse proprio un anno ricco di incontri solidi e solidali, affinché la vita possa essere piena e tutto ciò che facciamo possa trasformarsi in una vera e propria “Festa di sguardi”.Questo vuole essere lo slogan di quest’anno: sguardi che si incrociano per amarsi, gareggiando nello stimarsi a vicenda. Sguardi che cercano di incrociare quello di Gesù, che incontrano i suoi occhi per poter essere sempre più a immagine e somiglianza di Colui che è l’Amore (il Padre), l’Amato (il Figlio) e l’Amante (lo Spirito Santo).
Buon anno a tutti, ragazzi, buon anno a tutti coloro che si occupano e preoccupano dei giovani. Che i nostri sguardi si possano davvero incrociare per crescere bene insieme nel Signore… solidi e solidali.
don Stefano Pinna







